Portfolio GC ’07-’11

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Pasolini a Palazzo delle Esposizioni

Di quando lo spazio è diventato tempo, e il tempo sale numerate con la sua vita dentro

Artista o poeta? Nella mia ignoranza di critica dilettante, di citazionista a tempo perso, e di ex-studente d’architettura con molti altri interessi, fino a ieri mattina avrei detto scrittore e regista. Che poi ci sia una differenza sostanziale tra arte, poesia, cinema e via dicendo, al giorno d’oggi è una riflessione simile in grado e in importanza alla famosa dissertazione da bar sulla scomparsa delle mezze stagioni.

Però Pasolini era anche un pittore! Ed è questa per me la scoperta più clamorosa che ho fatto ieri alla mostra a lui dedicata a palazzo delle esposizioni! (a proposito, sta per finire, chiunque si trovi a Roma o dintorni si affretti! È tardi è tardi! (cit.)) Continue reading

PAS_piccole azioni superficiali @Terni

Di te, finalmente parlo di te

(25/05/12 12:19)

Di te

Non ho mai parlato

Mai scritto niente Continue reading

Le Strade

Le strade sono curve che piegano il letto,

quando in silenzio, la notte, le mani.

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descrizione Tesi di Laurea

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Il lavoro che ho svolto è il frutto di una lunga gestazione durata quasi un anno e mezzo, durante il quale ho visto modificarsi e delinearsi in modi a volte imprevisti quello che poi è diventato il corpus della tesi.

 

Questo lavoro parte da una domanda, uno spunto di riflessione teorico che mi ha condotto attraverso lo studio e l’analisi dell’architettura, non soltanto dal punto di vista storico, ma anche nell’immaginario collettivo che si ha sull’architettura.

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Devo precisare che il mio interesse non è tanto rivolto al passato, quanto piuttosto al possibile futuro dell’architettura e, per estensione ovviamente della società intera, del mondo in cui viviamo.

Poiché il mio intento, fin da subito, era di investigare e, letteralmente, immaginare degli scenari di un futuro possibile per un certo ambiente antropizzato, che poi vedremo nel dettaglio come una sorta di caso studio per quest’impresa ovviamente azzardata e per questo provocatoria. Impresa provocatoria che mi ha portato sempre ad oscillare tra teoria e astrazione e invece più concretamente il lavoro architettonico e quindi progettuale in un luogo fisico.

E quindi il mio punto di vista non è storiografico, quanto piuttosto onirico, fantascientifico.

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E riguardare oggi quelle visioni utopiche di città futuristiche che sono state immaginate nel passato, può servire a capire come il presente, sorta di ago della bilancia tra immaginazione e realtà, sia il frutto in continuo divenire della somma delle tendenze umane. Quindi diciamo che il futuro e il frutto in buona parte dei valori la società del presente accetta come tali, e cambia la sua visione ogni volta che cambia la scala di valori.

Risulta quindi come una sorta di metropolitana del tempo in cui ogni scelta porta verso un futuro tra un estremo positivo e uno negativo: situazioni al limite ultimo del tempo che tende all’infinito.

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Il motivo che mi ha portato a spingermi in questa ricerca è stato l’osservazione dei cambiamenti che in questi ultimi 150 anni circa hanno cambiato drasticamente la città. Riconosco nel periodo a cavallo tra ottocento e novecento un punto di frattura: dopo quel momento niente è più come prima, questo perché in quel momento la popolazione ha subito un incremento esponenziale che ha aperto ad una nuova era.

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Conosciamo tutti molto bene le risposte architettoniche e urbanistiche che sono state avanzate nel primo momento, quello più urgente in cui si doveva affrontare la crescita violenta delle città e poi le ricostruzioni post belliche.

È venuta a mancare quella lentezza che permetteva ai nuclei urbani storici di godere della stratificazione delle epoche, anziché esserne sopraffatta, creando ritmo ed equilibrio nelle città.

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Ovviamente l’approccio al problema oggi è in continua trasformazione ed ha assunto una scala globale, e si fa sempre più strada la convinzione dell’ INTERCONNESSIONE TRA LE NOSTRE AZIONI E LA TERRA CHE ABITIAMO.

 

 

Fatta questa indispensabile premessa, sono andata ad inserirmi nel filone dell’immaginazione del futuro, all’interno di questa metropolitana virtuale del tempo, e ho delineato una serie di parametri che mi permettessero di approfondire un caso studio.

Terni, Umbria, Italia.

Terni, Umbria, Italia.

Ho scelto la città di terni perché non soltanto è la mia città e quindi credo di potermi riconoscere nel suo spirito più che in altre città, andando a fare un lavoro così percettivo e non scientifico in senso stretto, ma anche perché ho preso spunto dalla riflessione che l’Europa è tappezzata di centri di piccole e medie dimensioni il cui studio è stato sempre offuscato dalle grandi città metropolitane, quando comunque ospitano anch’esse fino al 40% della popolazione urbana.

Della città di Terni ho scelto infine una zona peculiare: una sorta di cerniera tra la città storica e gli insediamenti industriali che hanno determinato la netta riconversione della città in città industriale nella prima metà del novecento.

Di questo brano di città ne ho studiato la storia, la sua evoluzione/trasformazione, le tipologie edilizie e infine ho anche tentato di capire il tipo di tessuto sociale che vi fosse insediato, e per farlo ho fatto un breve video.

 

 

Da qui in poi, chiuso il lavoro di analisi dell’area, sebbene fosse suscettibile di ancora maggiore attenzione poiché più andavo avanti più sentivo il bisogno di approfondire, ma per l’obiettivo che mi ero posta all’inizio ho dovuto mettere un punto, per poter cioè entrare nel merito dell’immaginazione di alcuni scenari futuri, più o meno possibili. Quest’impresa si allontana moltissimo dalla concretezza di risposte immediate alla soluzione dei problemi dell’area in esame e di qualsiasi altra area, per ritornare a recuperare, in quella continua oscillazione tra teoria e prassi che ha caratterizzato la mia tesi, un filone torico di utopia architettonica.

Inventare tre scenari, inserire dei parametri che per quanto seguano un filo logico sono pure sempre soggettivi, data anche l’impostazione individuale della tesi, è stata indubbiamente un’operazione solista, che prova a mettersi in relazione col contesto ma rischia di essere troppo staccata dalla realtà. Per questo motivo la progettazione è rimasta allo stato di concept e non ho volutamente approfondito le soluzioni in termini tecnici.

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breve presentazione della Tesi di Laurea

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progetto altalena/projet balançoire

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la balançoire

la balançoire

limite. seuil. frontière. passé/présent connu/inconnu réel/imaginaire pensée/action

projet/installation pour MAAC 2013-’14
près du J/N d’Archi, Tournai 19/avril/’14

 

métamorphose. la limite est en transformation, on la traverse dans le temps.
frontière. en marchant nous connaissons des lieux, qui nous conduisent à des relations, qui nous amènent dans le futur devant nous, avec nos bagages intérieurs.
il me semble que c’est comme ça que ça marche. à peu près…n’est pas?!
j’ai traversé la frontière en sortant de l’Italie, j’ai basculé continuellement parmi beaucoup des opposés (dedans/au dehors,  passé/présent, réel/imaginaire, connu/inconnu) et.. ça a l’air de marcher comme ça: la vie est une sorte de balançoire sur ta frontière intérieure.
nous seront toujours là. toujours en basculant. JOUONS?

radici

(07/03/10 23:31)

 

Mia nonna era una femminista. Ma non di quelle estremiste degli anni ’70 che volevano eliminare l’uomo dalla loro vita, che facevano separatismo e che fondamentalmente non ci capivano un cazzo di quello che voleva dire femminismo (le lesbiche infatti sono un’altra cosa, non è difficile capirlo). Continue reading